Ott 1

E’ successo venerdì scorso, alle ore 20, quando Cristina C. , con certificato alla mano prescritto dal medico di base richiedente un ricovero urgente per appendicite acuta, si è presentata al Pronto Soccorso del polo ospedaliero “G. B. Grassi” di Ostia. Il caso, classificato con codice giallo, è stato preso in esame soltanto alle ore 23. Dopo aver rilevato nella paziente una temperatura corporea assai elevata e una pressione arteriosa a dir poco preoccupante, il personale medico ha deciso saggiamente di effettuare le analisi del sangue, tra l’altro già eseguite dall’ammalata il giorno precedente sempre su prescrizione del medico curante, un’ecografia, una radiografia e una visita ginecologica. Ma se la prudenza non è mai troppa, in questo episodio ha superato ogni limite. La paziente, forse poco favorita dalla sorte, ha dovuto attendere l’alba al fine di ottenere finalmente il lasciapassare per essere ricoverata. Ma non è tutto. La scarsa convinzione dei sanitari sulla definizione del quadro clinico, peraltro già oculatamente individuato dal medico di fiducia, ha portato alla sapiente decisione di sottoporre l’ammalata ad ulteriori controlli facendo scivolare via inutilmente del tempo che avrebbe potuto rivelarsi davvero prezioso. Morale della favola, alle ore 14 la malcapitata, dopo aver ricevuto notizia di quale fosse il suo male oscuro, ovvero una peritonite allo stato avanzato, è stata sottoposta ad un intervento di ben due ore.

Fonte: IMGPress

Set 30

Sarà il processo a stabilire se dietro alla morte del cinquantenne di Gavirate Angelo Tiozzo si celi un caso di malasanità oppure no. Sul banco degli imputati del tribunale di Gallare un medico del reparto di otorinolaringoiatria dell’ospedale Sant’Antonio Abate accusato di aver colposamente causato la morte di un proprio paziente. La procura della Repubblica di Busto che lo ha citato a giudizio ne è convinta: se non gli avesse detto di togliere la cannula (un tubicino che consente di respirare ai pazienti cui è stata praticata la tracheotomia) molto probabilmente sarebbe ancora vivo. In altre parole la vittima, che soffriva di una rarissima forma di distrofia cerebrale progressiva, venne consigliata male. In tal senso ha deposto il medico legale che eseguì l’autopsia sul cadavere: «Era consigliabile lasciargliela», ha dichiarato, «stante il quadro clinico non ancora definito fu un errore convincerlo a toglierla».

Fonte: La Provincia di Varese

Set 23
Malasanità a Cassino?
icon1 Avv4U | icon2 Notizie | icon4 23 Settembre 2008| icon3Nessun Commento »
L’episodio di presunta malasanità denunciato dai familiari di una persona deceduta a seguito di un sinistro stradale ha riacceso le polemiche circa i disagi che oramai vengono segnalati quotidianamente. Nella giornata di ieri peraltro in una nota il sindaco di Cassino, Scittarelli, ha sollecitato un intervento tempestivo dei responsabili regionali della sanità per evitare il perpetrarsi di tali gravi disfunzioni.

Fonte: Il Tempo

Set 22
“Costa” sei milioni di euro, una vita “da disabile gravissimo”, secondo il Tribunale di Genova, che ha condannato il ginecologo, l’Ospedale Villa Scassi di Sampierdarena e la Regione Liguria a versare appunto tale cifra quale risarcimento in sede civile per gravissimi danni da parto, provocati secondo il giudizio da un errore del ginecologo (ora defunto, il fatto risale al 1993).
Da dire inoltre che l’assicurazione dell’Ospedale aveva versato in acconto circa un miliardo di lire, mentre il resto sarà probabilmente a carico della Regione. L’allora neonata (che oggi ha 15 anni) subì una grave ipossia con danno cerebrale irreversibile e conseguente invalidità al 100%.

Fonte: Superando.it

Set 20
“Il nostro obiettivo - spiega l’assessore alla sanità Giovanni Bissoni - è di arrivare in tribunale il minor numero di volte possibile; per non inasprire i rapporti con i cittadini e per risparmiare. In effetti, da quando abbiamo avviato questo sistema di gestione del contenzioso, i costi sono notevolmente diminuiti”.

Tra le Asl capofila del nuovo sistema c’è Modena. Un milione di euro all’anno è il costo dei risarcimenti per l’azienda modenese, ma molto è il lavoro che viene svolto dalle apposite commissioni interne, che fanno incontrare i medici con coloro che lamentano un danno. Un sistema che funziona soprattutto per le cause di importo intorno alle poche migliaia di euro.

Fonte: Resto del Carlino

Set 4
Ha partorito il suo terzo figlio ed è deceduta subito dopo. E’ accaduto il 27 agosto scorso all’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento. Secondo quanto stabilito dall’autopsia ad uccidere la 38enne F.S., che si trovava ricoverata presso il reparto di Ostetricia e Ginecologia, sarebbe stato un embolo. La Procura ha aperto un’inchiesta per far luce sull’episodio.

Fonte: Romagnaoggi.it

Lug 20

Un anno e quattro mesi di reclusione (pena sospesa) più una provvisionale di 10mila euro da elargire ad ognuna delle dieci parti civili sono stati inflitti dal giudice del Tribunale di Lecce Pietro Baffa a due chirurghi e due infermieri dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, responsabili della morte di una anziana di Maglie, causata dalla dimenticanza di una garza nell’intestino in seguito ad intervento chirurgico.

Fonte: Iltaccoditalia.info

Lug 10

Per una di sangue sbagliato, ha rischiato di morire. E quell’errore, avvenuto sabato sera al Sant’Anna, forse avrà conseguenze anche giudiziarie: la direzione generale dell’azienda ospedaliero ha infatti già chiesto una relazione scritta a medici e infermieri, ed oggi interesserà dell’accaduto la Procura.

Fonte: Il Resto del Carlino

Giu 13

Usata come cavia per promuovere una nuova tecnica estetica, alla donna sono rimaste cicatrici permanenti sulla mammella e sul torace. Sei gli indagati dalla Procura di Napoli.

Fonte: ADN Kronos

Giu 12
Ieri sera è stato chiuso anche il pronto soccorso, in funzione solo per estremi casi di gravità e in realtà inattivo. Rarissimi i pazienti che si sono presentati nella notte, tutti dirottati su altre strutture. Tra questi anche un “codice rosso” che segnala le urgenze gravi: una giovane cinese con sospetta emorraggia interna. Dopo una visita, gli stessi sanitari del pronto soccorso, non potendo intervenire a seguito delle disposizioni ospedaliere, sono stati costretti a chiamare il 118 che ha provveduto a trasportare la ragazza all’ospedale di Niguarda.

Fonte: Il Giornale

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